POMODORI: MAI IN FRIGORIFERO

POMODORI: MAI IN FRIGORIFERO

Pomodori: mai in frigorifero se si vuol mantenere intatto il loro gusto, dice uno studio americano L’Università della Florida ha pubblicato nei giorni una ricerca che dimostra che i pomodori non dovrebbero mai essere tenuti in frigorifero se li si vuole gustare al meglio. L’aroma di questi deliziosi ortaggi, infatti, comincia ad affievolirsi dal momento in cui vengono raccolti. E il metterli nel cassetto della verdura del frigorifero gli dà il colpo di grazia. Il sapore dei pomodori deriva, infatti, da una combinazione di zuccheri, acidi e sostanze chimiche “volatili” (così chiamate per la facilità con cui si disperdono nell’aria) che iniziano a degradare quando il pomodoro viene staccato dalla pianta. L’unico modo per preservare questo mix di elementi naturali è quello di tenere i pomodori lontani dal cassetto della verdura. La regola deve essere quella del “pomodori: mai in frigorifero”. Per nessuna ragione, perchè le basse temperature in questi elettrodomestici causano dei cambiamenti genetici irreversibili. Gran parte del buono se ne va. Il professor Harry J.Klee e i colleghi che hanno condotto la ricerca hanno messo 2 diverse varietà di pomodoro in frigorifero a 5 gradi per una settimana. Poi li hanno tolti dal frigo e li hanno riportati a temperatura ambiente. A 20 gradi. Dopo aver tagliato i pomodori hanno esaminato i cambiamenti al loro interno. Ebbene, anche dopo 24 ore “al caldo”, alcuni geni di quelli che contribuiscono a creare il sapore dei pomodori erano assenti. E non si sono più ripresentati. “È come togliere in una sinfonia i violini e gli strumenti a fiato“-ha esemplificato il professor Klee. “Restano dei suoni, ma la sinfonia non...
CATERPILLAR INVITA A MANGIARE KIWI, 5 IDEE PER FARLO

CATERPILLAR INVITA A MANGIARE KIWI, 5 IDEE PER FARLO

Ho letto poco fa che ieri  la trasmissione di Radio2  Caterpillar (che adoro perchè mi fa morir dal ridere), sollecitata da un agronomo,  ha invitato gli ascoltatori a consumare più kiwi perchè in giro ce ne sono ancora tantissimi. Kiwi italiani, si intende, il cui consumo darebbe un buon riscontro economico a tanti agricoltori. “Dovremmo essere adesso alla fine della campagna, invece c’è almeno un mese di prodotto disponibile” ha detto l’ospite di Caterpillar che, di fatto, ha introdotto una nota nuova in una trasmissione in cui in genere si occupano di tutt’altri temi. Mi adeguo al messaggio lanciato durante la trasmissione ricordandovi che i kiwi possono  essere consumati a fine pasto come in Italia si usa fare con la frutta, magari scavandone la polpa con un cucchiaino dalla buccia, ma possono anche diventare protagonisti di tante deliziose insalate. Per questo ve ne segnalo alcune tratte ad questo blog, ma anche altre che ho trovato spigolando qua e là in rete. Tutte ricette buonissime che rendono omaggio nel modo migliore al frutto dell’Actinidia chinensis che è una bomba di sapore e di vitamina C.   Potete metterli in un’insalata meravigliosamente detox come questa che ho preparato lo scorso anno per un evento a Rimini .   Potete usarli in una catalana di crostacei alla versiliese che stupisce sempre i commensali.   Potete metterli in un’insalata di frutta perfetta anche per la prima colazione.   Potete unirli a indivia, finocchi e radicchio in una preparazione vegan come fa l’autrice del blog Una V nel piatto.   E potete anche accostarli a pollo e radicchio per un’insalata leggera ma saziante come...

SUITE VISTA LATTUGA: GLI HOTEL COLTIVERANNO LA PROPRIA INSALATA

Una delle più grandi catene alberghiere, la Accorhotels, ha annunciato che una parte significativa dei suoi hotel, circa un quarto sul totale di 3900 strutture sparse in 92 Paesi ,  impianterà anche  degli orti per ridurre sensibilmente il problema degli sprechi di cibo nei propri ristoranti. Il management della catena (nomi come Sofitel, Novotel, Mercure e Ibis sicuramente vi dicono qualcosa) ha, infatti, reso noto di aver avviato un programma  che gli  consentirà di arrivare a ridurre del 30% lo spreco alimentare nei suoi ristoranti ( locali che ogni anno  servono qualcosa come 150 milioni di pasti, considerando anche tutta ‘attività di cocktail e banchetti ). Innanzi tutto verrà chiesto alle cucine dei  ristoranti di mappare con precisione gli scarti, registrando il peso di quanto finisce nel bidone della spazzatura e indicandone la provenienza. Poi verrà  ridotto il numero dei piatti proposti sui menu, passando dai 40 attuali a 10, massimo 20, che dovranno essere preparati con ingredienti prevalentemente locali.  Infine,  (e questa a mio parere è una super notizia, visto il mio amore per gli orti)  entro il 2020 verranno creati almeno 1000 orti all’interno delle aree verdi degli hotel della catena. Va da sè che le aree esterne degli hotel destinate a diventare orti dovranno  prima subire un processo di riconversione, da qui la previsione di poter arrivare a una vera  produzione orticola tra circa quattro anni. I ristoranti degli hotel dotati di orto si approvigioneranno, quindi, direttamente nel proprio giardino per poter servire lattughe, carote, spinaci e tutte le altre specialità orticole che stanno alla base di una cucina sana e saporita. Ciò porterà a un...
NANCY REAGAN E L’INSALATA A PEZZETTINI

NANCY REAGAN E L’INSALATA A PEZZETTINI

Avrete  certamente sentito  anche voi  che ieri è mancata Nancy Reagan, la first lady americana dal 1981 al 1989. Non appena ho letto la notizia più che pensare  alla politica USA  mi è tornata in mente una storia di insalate, proprio legata a lei.  Ricordavo di aver trovato da qualche parte la notizia di una certa insalata Nancy Reagan, creata per la moglie del presidente e dalla stessa abitualmente consumata in un certo ristorante. Un po’ di ricerche via internet (tra l’altro sono KO per una bronchite, sicchè  gironzolare in rete con l’ipad è un piacevole passatempo) e ho scovato quasi subito quello che cercavo. Ricordavo bene:  un blasonato ristorante di Beverly Hills, quello del lussuoso Hotel Bel-Air  amatissimo dalle star hollywoodiane, negli anni Ottanta creò la cosiddetta “Spa Salad” che divenne subito il piatto preferito di Nancy Reagan che dell’hotel era una frequentatrice abituale, anche per il suo passato di attrice.  Nel 2000 (su per giù) l’insalata divenne officialmente l‘insalata “tagliuzzata” Nancy Reagan  e rimase sul prestigioso menu fino al momento in cui l’hotel e il ristorante furono oggetto di un’importante ristrutturazione. Quando, poi, intorno al 2012  lo chef delle star Wolfgang Puck (uno che ha davvero costruito un vero  impero sulla sua capacità culinarie, date un’occhiata al suo sito) ha preso in mano il locale, l’insalata della first lady californiana è tornata sulla carta, rivisitata e migliorata. Si tratta di una variante di una delle più tipiche insalate americane, la cosiddetta Cobb Salad, una delle icone della cucina statunitense, caratterizzata da una grande quantità di ingredienti tagliati a pezzettini, normalmente presentati ben divisi per ingrediente. Quindi: una...
INSTAGRAM: BACKSTAGE E ANTEPRIME DI INSALATAMENTE

INSTAGRAM: BACKSTAGE E ANTEPRIME DI INSALATAMENTE

  Quanti di voi sono anche su Instagram? Insalatamente c’è, ha fatto il grande passo un annetto fa, su per giù, e pian piano si è innamorato del  canale social  completamente dedicato alla fotografia. Innamorato e ricambiato,va detto, perchè senza aver fatto alcuna “strana” operazione di marketing (intendo dire comprare follower che nella realtà non esistono)  in pochi mesi Instagram ha regalato al vostro canale insalate preferito la bellezza di quasi 1500 followers. Stamattina, mentre andavo a postare una foto, misono resa conto di non aver mai raccontato su queste pagine della  presenza di InsalataMente su Instagram. Eccomi qua  a rimediare, dunque. All’inizio dell’avventura di InsalataMente su Instagram lo ammetto, non ne capivo bene la funzione, mi pareva un’accozzaglia di foto messe insieme senza alcuna logica. Poi, un po’ per volta, ho cominciato a capirne la logica e, soprattutto, le emozioni che può regalare. Instagram è un racconto di vita, anzi di vite, visto che stiamo parlando di milioni e  milioni di utilizzatori. Gli utenti di Instagram  postano immagini che narrano la loro vita, le loro emozioni  e sensazioni, accompagnate da pochissime parole. Non sono, infatti, queste che contano, ma le suggestioni create dalle immagini stesse. Ci sono gallerie bellissime, bisogna avere solo la voglia e il tempo di andarle a guardare. Anche solo rimanendo nel settore food c’è di che farsi brillare gli occhi. La scelta che ho fatto per questo blog è stata quella di utilizzare Instagram per raccontare il backstage del mio  lavoro, quindi l’acquisto o la raccolta dei prodotti che utilizzo, situazioni in cui mi vengo a trovare, la lavorazione dei prodotti e i piatti...
IL TUBERO DI ELIO E LE STORIE TESE

IL TUBERO DI ELIO E LE STORIE TESE

“Tubero che mediti tranquillo sotto terra Finché c’è una mano nerboruta che ti afferra Tu dici «No no no », poi dici «Forse forse forse» Poi ti lasci prendere E ti abbandoni a questo mio pelapatate Accompagnato dal tuo amico topinambur…” Avete seguito anche voi il Festival di Sanremo? Vi siete fatti anche voi due risate per l’esibizione di Elio e le Storie Tese?  A mio parere Vincere l’odio (qui il testo completo) meritava molto di più della miserabile posizione in coda alla classifica finale in cui si è ritrovata. Era un mix geniale di sonorità, irriverenza, presenza scenica… Pazienza, così va il Festival, facciamocene una ragione. Perchè vi sto raccontando tutto questo in un blog che parla di insalate e, in senso lato, di verdura e frutta? Perchè l’idea del topinambur che occupa uno dei 7 ritornelli (Elio li ha definiti “andarelli) di cui è composta la canzone  portato sul palco del Festival della canzone italiana -e in generale in qualsiasi altro festival-mi ha lasciato a occhi spalancati. Ho dovuto ascoltare due volte la canzone per essere sicura di non avere capito male. Ma è proprio così: il poliedrico Elio/Stefano Belisari e la sua band hanno in qualche modo reso omaggio al tubero “povero” caduto nel dimenticatoio che in quest’ultimo periodo sta ritornando di moda. Ed è un bene, perchè i topinambur meritano molta più attenzione da parte del grande pubblico, è giunto davvero il momento di “tirarli fuori dalla naftalina”. Innanzi tutto perchè sono buonissimi con il loro gusto delicato che sta a metà strada tra quello delle patate e quello dei carciofi (a proposito, sapete che...

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