MICROGREENS: COSA SONO E PERCHÉ  LI MANGEREMO

MICROGREENS: COSA SONO E PERCHÉ LI MANGEREMO

Microgreens: saranno il cibo del futuro? I microgreens saranno il nostro cibo del futuro? Parrebbe proprio di sì. Ne ho trovato conferma leggendo,  qualche giorno fa, un’intervista a Renzo Piraccini che è il presidente di Macfrut, la fiera riservata ai professionisti del settore ortofrutta che si tiene ogni anno in maggio a Rimini. Una situazione per me di delizie -come potete immaginare-, dove vengono presentate tutte le novità che poi finiranno nei nostri mercati e  nei supermermercati. Novità perchè anche nel mondo della frutta e della verdura la ricerca è enorme, pensate ad esempio all’uva e ai cocomeri senza semi che hanno conquistato sempre più spazio sulle nostre tavole. In quell’intervista Piraccini raccontava come i microgreens saranno tra i grandi protagonisti della prossima edizione della fiera  in quanto sono destinati ad avere un ruolo fondamentale nell’alimentazione umana del futuro.  La lettura mi ha ricordato  che,  pur essendo io una grande appassionata di microgreens,  su queste pagine non ne ho mai parlato. Male, molto male. Rimediamo subito. Microgreens: cosa sono? I microgreens  sono ortaggi che vengono raccolti a uno stadio di maturazione anticipato rispetto  alla tradizionale fase adulta, ma avanzato rispetto ai classici germogli.  In pratica  sono dei vegetali immaturi, raccolti in genere dopo 7-20 giorni dalla semina, a seconda della specie e della varietà.  Praticamente una nuova categoria di ortaggi in miniatura.  Avete presente, ad esempio, le foglioline (baby leaf) che si trovano all’interno di tante buste di foglie da insalata pronte? Lì siamo già nell’area dei microgreens. Nulla di OGM, sia ben chiaro (pratica da noi vietata, tra l’altro), ma il risultato di un lavoro di ricerca su...
ALCHECHENGI, BACCHE DI SALUTE PER L’INSALATA

ALCHECHENGI, BACCHE DI SALUTE PER L’INSALATA

Alchechengi, bacche deliziose che fanno bene  Alchechengi, bacche che dovrebbero entrare spesso in casa. Conoscete gli alchechengi? Magari li conoscete come Physalis che è il loro nome botanico. Oppure come alkekengi. In giro li si trova con tutti questi nomi, oppure con i nomi popolari di “chichingeri” o “lanterne cinesi”. In realtà in giro non li si trova poi un granchè, anche per me che sono una grande appassionata di questi frutti tipicamente autunnali e invernali a volte è difficile portarmeli a casa. Per chi non li conoscesse, gli alchechengi sono bacche arancioni della dimensione di una grossa nocciola,massimo quella di una ciliegia,  che sembrano dei pomodori lillipuziani. Somiglianza non casuale visto che con i pomodori sono imparentati, facendo entrambi parte della famiglia delle solanacee.  Si presentano avvolti da foglie color paglierino che ricordano tanto la carta velina. Le foglie vanno rimosse (o piegate verso il basso diventano un pratico supporto per il consumo) e li si può mangiare da soli, così come sono,  o utilizzare come ingrediente per delle sanissime insalate. Mi ricordo che quando ero piccola mia madre amava comprare nelle pasticcerie milanesi degli alchechengi ricoperti di cioccolato. Non li ho visti da nessun’altra parte preparati in questo modo, e  comunque è tutta un’altra storia. Alchechengi,  bacche per insalate sanissime Dicevo sanissime insalate, sì perchè gli alchechengi  sono ricchissimi di vitamina C, circa 11 mg per 100 grammi di frutti. Più o meno il doppio di un limone. L’ideale per aumentare le difese immunitarie dell’organismo.  Non basta: gli alchechengi  sono antiossidanti, depurativi e, sopratttto, diuretici. In fitoterapia vengono usati per contrastare i calcoli renali. Il sapore è...
KALE: COS’È E COME SI USA IL CAVOLO DI MODA

KALE: COS’È E COME SI USA IL CAVOLO DI MODA

Kale: da cavolo bistrattato a superfood che fa parlare di sè. Fino a poco tempo fa si parlava di kale solo negli USA, dove le foglie di questo tipo di cavolo arrivano  in tavola in mille ricette. Soprattutto a New York, dove la popolazione hipster fa follie  per tutto quello che c’è di nuovo dal sapore antico e dove gli chef più famosi si impegnano per accontentarli. Ma da qualche tempo  il kale  (a proposito, sentite qui come si pronuncia questa parola )  è diventato popolare anche da noi. Tanto popolare  che  alcune aziende che producono insalate in busta hanno iniziato ad aggiungerne le foglie ad alcuni mix.   Cos’è il kale? Presto detto: si tratta del cavolo a foglia lunga (quello a palla, tipo cappuccio o verza è detto cabbage).  Per gli americani il kale per antonomasia è il  cavolo riccio, Brassica Oleracea var. sabellica il suo nome botanico, che in Italia è poco coltivato. Lo si trova quasi solo in Puglia, dove viene chiamato “cole rizze”.  Un ortaggio quasi dimenticato, che non ha conosciuto le fortune del “parente” cavolo nero toscano, l’ ingrediente caratterizzante  della ribollita,  la zuppa toscana di verdure, fagioli  e pane. Le differenze tra i kale La differenza tra i due sta sia nell’aspetto che nel sapore. Il cavolo riccio ha, come dice il nome,  foglie arricciate in numerose varianti di colore. Una delle più belle, secondo me,  è quella rossa, che negli USA  è chiamata “winter red”. Il sapore, tra il dolciastro e l’acido, ricorda  un po’ quello della verza. Il cavolo nero toscano, che gli americani chiamano anche dinosaur, o dino, kale...
CUCUMMARAZZI, SEMBRANO CETRIOLI MA…

CUCUMMARAZZI, SEMBRANO CETRIOLI MA…

Il mistero dei cucummarazzi Di ritorno dalla sua vacanza in Salento, mia figlia mi ha portato in regalo una montagna di verdura. Conoscendo le mie passioni,  infatti, sa bene cosa mi rende felice e cosa  non mi interessa affatto. Per intenderci: non mi fermerei mai davanti alla vetrina di un gioielliere, ma un banco di ortolano al mercato cattura sempre la mia attenzione). Quindi, per farla breve, è arrivata con un carico di ortaggi che neanche dovessimo aprire un negozio. Meglio così, negli ultimi giorni ho evitato di dover andare a  fare la spesa e in tavola stanno arrivando dei piatti vegetariaani meravigliosi. Tra tutto quel ben di Dio hanno subito catturato la mia attenzione degli ortaggi a forma di Zeppelin che pensavo fossero cetrioli. Buffi, ma cetrioli. Ma quando ho esternato il mio stupore sulla loro forma la gentile figliola mi ha detto: “non sono cetrioli, mamma, sono cucummarazzi“. Che per me poteva essere qualsiasi cosa, visto che non me li ero mai trovati davanti. Cosa sono? Così sono andata a documentarmi (internet subito santa!), e ho scoperto che questi cucummarazzi sono  antichi ortaggi creati  dai contadini pugliesi incrociando cultivar di  cetrioli e di  meloni. Il risultato è, appunto, un ortaggio che viene coltivato solo nella parte centro-meridionale della Puglia, dal gusto molto particolare. Molto più vicino a quello di un melone che a quello di un cetriolo. Anzi, di quest’ultimo mantengono solo un richiamo all’aspetto e alle dimensioni, ma del caratteristico gusto amaro neanche l’ombra. Sono talmente “dolci” che nel Salento vengono consumati a fine pasto, al posto della frutta.   I cucummarazzi vengono raccolti molto prima...
NOVITÀ DA INSALATIERA: LA LATTUGA SWEET CRISP ROSSA

NOVITÀ DA INSALATIERA: LA LATTUGA SWEET CRISP ROSSA

New entry nella mia insalatiera: la lattuga Sweet Crisp rossa Ieri mattina su uno dei banchi del mercato nella Altstadt ho addocchiato una cassetta di foglie da insalata mai viste prima.” Lattuga Sweet crisp rossa” – recitava il cartellino. Va da sè che mi sono fermata e ne ho comprato un magnifico cespo. Quello che mi ha colpito subito è stata la quantità di foglie utilizzabili : ogni cespo praticamente non ha scarti, le foglie più esterne sono quasi identiche a quelle interne. Un bel risparmio, non c’è che dire. Dato che sono curiosa come una scimmia, appena tornata a casa mi sono messa alla tastiera del computer  alla ricerca di informazioni su questo tipo di foglie da insalata. Mi è stato sufficiente digitare lattuga Sweet crisp su Google per arrivare subito dove volevo. La lattuga in questione è una “creazione” del colosso olandese delle sementi Rijk Zwaan, che alla lattuga ha dedicato attenzione particolare con una linea di semi battezzata Salanova che raggruppa tipi di lattuga estremamente “maneggevoli”. Si taglia la base del cespo, si lava, si asciuga e, via, si versa nell’insalatiera. La mia lattuga Sweet Crisp rossa  è una di quelle.   Dopo tanta teoria è arrivato il momento di passare alla pratica. Che vi posso dire, dopo averle provate, di queste foglie? Innanzi tutto che la facilità di utilizzo “promessa” risponde alla verità. In meno di dieci minuti il mio cespo di lattuga era pronto per diventare una magnifica insalata. Poi che queste foglie sono meravigliosamente croccanti (in questo mi ha ricordato molto la lattuga iceberg senza, però, il suo gusto” annacquato”) e dolci. La...
INSALATA: GLI 8 ERRORI DA EVITARE

INSALATA: GLI 8 ERRORI DA EVITARE

L’insalata sembra essere un piatto facile, quasi banale, eppure quando si va a prepararla è facile commettere degli errori che possono compromettere il risultato finale. Io ne ho individuati 8 che vanno assolutamente  evitati se non si vuole rischiare di portare in tavola un obbrobrio che fa storcere la bocca ai commensali. Provate a seguire le mie linee guida per preparare l’insalata perfetta e le vostre insalate saranno a prova d’esame!   Ecco i 7  grandi errori rovinainsalata : 1 Foglie di un solo tipo Le insalate di foglie (lattuga, indivia, radicchio, ecc) che nell’insalatiera presentano solo un tipo di foglie sono noiosissime, come un discorso lunghissimo tenuto sempre con lo stesso tono. Le insalate devono essere brillanti, stuzzicare gli occhi e il palato.  Esplorate i banchi del supermercato, del mercato e degli ortolani, alla ricerca di foglie diverse e combinatele senza paura, cercando di “lavorare” su colori e sapori diversi. Una rucola piccantina come la wasabi si sposa magnificamente con la dolcezza delle foglie della lattuga cappuccio, il restrogusto amarognolo del radicchio di Treviso  con la fresca croccantezza della lattuga romana ma anche con la delicatezza delle foglie di valerianella. Al lattughino da taglio potete  accostare spinacini, rucola e tante erbe raccolte nei campi… Divertitevi ad osare e a provare, la vostra insalatiera ve ne sarà grata! 2 Non basta una doccetta Una doccetta non basta. Soprattutto se le vostre foglie da insalata arrivano da un orto privato, da un vaso sul balcone o da un  mercato contadino, i residui di terra sono assicurati. E un lavaggio frettoloso non basta per eliminarne ogni traccia. Bisogna lavare a lungo...

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