DAGLI SCOGLI ALL’INSALATIERA: IL FINOCCHIO DI MARE

 

Piante di Finocchio di mare su una scogliera

Oggi ho un ospite, il primo di una serie (tanto che ho aperto una nuova rubrica, dedicata proprio a chi verrà a  raccontarci qualcosa da queste pagine, la trovatenella sezione “Mondoinsalata”). L’ospite odierno è Ferdinando Fontanella, naturalista e giornalista, che ho  stuzzicato a proposito del Finocchio di mare, una pianta che dai dirupi impregnati di salsedine e dalle scogliere spesso arriva in tavola, nell’insalatiera.  Un paio di giorni fa Ferdinando ha avuto l’azzardo di twittarne una foto dal suo account (@nandofnt) e la cosa mi ha subito incuriosita, per il nome e per la bellezza della pianta. Nelle foto qui sotto potete vederla anche voi.  Così  ho chiesto a Ferdinando  di raccontarci qualcosa su questa erba selvatica che non molti conoscono (ma ora, in prossimità del mare, terremo tutti gli occhi bene aperti!).

Finocchio di mare

Finocchio di mare

IL FINOCCHIO DI MARE: LA VITAMINA C ARRIVA DAGLI SCOGLI

La conoscenza delle piante alimurgiche, erbe selvatiche ricercate per uso alimentare, è uno degli aspetti caratteristici della grande tradizione culturale italiana. La possibilità di ricavare alimento, magari una ricca e gustosa insalata, da una pianta cresciuta spontanea ha sempre rappresentato un’opportunità non trascurabile, soprattutto in periodi di carestia, per integrare e migliorare l’alimentazione quotidiana.
Con l’avvento dell’era moderna, col cosiddetto “benessere diffuso”, questo inestimabile bagaglio culturale, messo insieme con millenaria esperienza, rischia seriamente di sparire perché non più trasmesso dalle vecchie alle nuove generazioni. Sono tante perciò le piante che noi oggi trascuriamo da un punto di vista alimentare.Tra queste va sicuramente ricordato il Finocchio marino (Crithmum maritimum) essenza, simile nell’aspetto del fiore al finocchio selvatico, diffusa e caratteristica delle rupi prossime al mare lungo tutta la costa italiana. Ricca di vitamina C, iodio e olii essenziali questa pianta è stata, in passato, ampiamente raccolta e consumata dai popoli mediterranei. A farne diffuso uso e commercio erano soprattutto i naviganti che la adoperavano come valido integratore alimentare, la preziosa presenza della vitamina C è un efficace rimedio antiscorbuto.
Del Finocchio marino vanno raccolti , nel periodo primaverile, i giovani getti e le tenere foglie. Il raccolto può essere consumato fresco ovvero conservato sotto sale, sott’aceto o sott’olio alla stessa maniera dei capperi e dei cucunci (frutti del cappero).
Il sapore amarognolo, un po’ salato e intensamente aromatico è sicuramente molto caratterizzante e rende il Finocchio marino alimento saporito e versatile. Con un po’ di creatività la pianta potrebbe essere rivalutata e usata, nel rispetto della tradizione popolare, per preparare ottimi stuzzichini per aperitivo, insaporire insalate miste o profumare aceti, salse e minestre.

Ferdinando Fontanella

 

 

 

Ferdinando Fontanella, naturalista e giornalista

Ferdinando Fontanella è  particolarmente interessato e attento alle complesse relazioni del sistema natura. Dedica gran parte del suo tempo alle ricerche di campo e utilizza la preziosa esperienza  così accumulata per raccontare le piccole e grandi meraviglie del paesaggio che ci circonda e che tutti possiamo apprezzare nel quotidiano.
Da anni è impegnato nel tentativo costante di proteggere e valorizzare il variegato e straordinario paesaggio italiano. Lavora come libero professionista nel settore della divulgazione e della formazione naturalistica, in progetti realizzati in collaborazione con istituzioni, scolaresche, associazioni e gruppi giovanili. Se volete saperne di più sulla flora spontanea della splendida zona in cui vive:  la penisola Sorrentina, la costa di Amalfi , Capri e i Monti Lattari, cliccate qui.

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